Regione Autonoma della SardegnaRegione Autonoma della Sardegna 

Questa sezione contiene approfondimenti sulle principali emergenze archeologiche e storico-architettoniche del territorio oschirese:

  • Domus de Janas
  • Nuraghi
  • Altare Rupestre di Santo Stefano
  • Santuario N.S. di Castro
  • Le altre Chiese

Per visite guidate è possibile rivolgersi all'Associazione Turistico Culturale "Su Furrighesu" - Onlus:

  • presso il Museo Civico Archeologico di Oschiri in Piazza Nuccio Floris
  • al numero di telefono 349/2793630.

 

 

AMBIENTE

Lago Coghinas
Il lago Coghinas è un bacino artificiale realizzato nel 1927 dallo sbarramento dell'omonimo fiume (che è la confluenza del rio Mannu di Berchidda e del il rio Mannu di Ozieri) presso la stretta del Muzzone, formata dalle gole del Limbara. La diga è lunga 185 metri e alta 58. Il lago ha una capacità di 254 milioni di metri cubi d'acqua, che permettono il funzionamento della centrale idroelettrica costruita nel 1924, durante la politica di autarchia energetica del fascismo. L'ambiente naturale circostante è caratterizzato da macchia mediterranea, boschi di lecci e sugherete. Nonostante sia un invaso artificiale, come la grande maggioranza dei laghi sardi, sono presenti numerose specie di volatili e della fauna acquatica. Sulle sponde del lago sono presenti alcune strutture ricettive, fra le quali un agriturismo, e un centro nautico.
Come arrivare
Dalla SS 131 si prende il bivio per Mores e si prosegue in direzione Ozieri - Chilivani. Da Chilivani si prende la SS 597 in direzione Oschiri - Tempio. Dalla strada è visibile il lago, raggiungibile tramite un ponte.
Attività praticabili
Il lago polarizza l'interesse di un pubblico sempre più vasto per la varietà di discipline che è possibile compiervi: il canottaggio, la pesca sportiva e diversi sport acquatici, grazie anche alla presenza di un centro nautico. Inoltre, il lago è punto di partenza ideale per inoltrarsi nei sentieri del Limbara e nei percorsi degli stazzi galluresi, che conducono ad una campagna dai colori indimenticabili. La diga è divenuta sede di un ricco ecosistema, in virtù del suo ruolo di habitat che accoglie ormai numerose specie acquatiche e avifaune, vero polo d'attrazione per quanti amano praticare il bird watching.

Monte Limbara

Il Monte Limbara (in gallurese Monti di Limbara; in sardo Monte 'e Limbari) è un massiccio montuoso situato nella Sardegna nordorientale. Rappresenta il confine meridionale tra la regioni storiche e geografiche della Gallura e del Logudoro. La cima più alta, Punta Sa Berritta, si innalza fino alla quota di 1.362 metri sul livello del mare. Nel suo territorio si trovano i comuni di Tempio Pausania, Calangianus, Oschiri e Berchidda, tutti nella provincia di Olbia-Tempio. Il nome del massiccio potrebbe derivare dalla denominazione Limes Balares (confine dei Balari), data alla zona dai Romani, in quanto costituiva la linea di confine (Limes romano) interna alla Sardegna tra la regione abitata a nord dai Corsi (la Gallura) e quella abitata dai Balari (il Monteacuto e la parte orientale del Logudoro). Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato da rocce di natura granitica, erose dal tempo in forme piuttosto scenografiche, risalenti al Paleozoico. La formazione del massiccio è dovuta al sollevamento del blocco granitico della Gallura, avvenuto durante il Cenozoico. Il clima che caratterizza la zona del Monte Limbara è di tipo mediterraneo, caratterizzato da un regime delle precipitazioni che si concentrano principalmente nei mesi autunnali ed invernali e si verificano frequentemente le nevicate. La temperatura media annuale si attesta sui 10,3°C. La temperatura media del mese più freddo è di 3 °C mentre quella del mese più caldo è di circa 20 °C, con un'escursione media annuale di 16,8 °C. La formazione vegetale che caratterizza prevalentemente il territorio è la macchia mediterranea, costituita da erica (Erica arborea), erica da scope (Erica scoparia), corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus) e fillirea (Phillyrea latifolia). Quando le caratteristiche pedologiche lo consentono la vegetazione risulta costituita dal leccio (Quercus ilex) che, nelle valli, si trova associato al frassino orniello (Fraxinus ornus), all'agrifoglio (Ilex aquifolium), all'acero minore (Acer monspessulanum) ed al tasso (Taxus baccata). In alcuni settori si possono trovare associazioni vegetali allo stato spontaneo formate da pioppo tremulo (Populus tremula) e da pino marittimo (Pinus pinaster). I boschi di sughera (Quercus suber) sono, invece, il risultato delle modificazioni del paesaggio apportate dall'uomo. La macchia che si sviluppa sui terreni più aridi e nelle aree culminali delle montagne è costituita dal cisto (Cistus), dal ginepro nano (Juniperus nana), dal prugnolo selvatico (Prunus spinosa) e dalla ginestra spinosa (Calycotome spinosa). Vi si trovano anche numerosi rari endemismi quali il ribes del Limbara (Ribes sandalioticum), la viola di Corsica (Viola corsica), l'erba barona (Thymus herba-barona), la carlina sardo-corsa (Carlina macrocephala) e la felce florida (Osmunda regalis). La vegetazione ripariale è costituita da salici (Salix fragilis), ontani neri (Alnus glutinosa), tamerici (Tamarix gallica) ed oleandri (Nerium oleander).
La fauna è costituita da mammiferi come il cinghiale (Sus scrofa), la volpe (Vulpes vulpes), la martora (Martes martes), la donnola (Mustela nivalis), il gatto selvatico (Felis silvestris), la lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) ed il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Il daino (Dama dama) ed il muflone (Ovis musimon) sono stati reintrodotti dall'uomo. Tra gli uccelli vi sono l'aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus), l'aquila reale (Aquila chrysaetos), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), lo sparviero (Accipiter nisus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), l'astore (Accipiter gentilis), la civetta (Athene noctua), l'assiolo (Otus scops), il corvo imperiale (Corvus corax), la cornacchia grigia (Corvus corone cornix), la ghiandaia (Garrulus glandarius), la taccola (Corvus monedula) ed il passero solitario (Monticola solitarius).
Tra i rettili e gli anfibi vanno citati la lucertola del Bedriaga (Archaeolacerta bedriagae) il gongilo (Chalcides ocellatus), la biscia dal collare (Natrix natrix), la biscia viperina (Natrix maura), l'euprotto sardo (Euproctus platycephalus), il discoglosso sardo Discoglossus sardus), la raganella sarda (Hyla sarda) ed il rospo smeraldino (Bufo viridis).

Lungo la strada statale Tempio – Oschiri, raggiunto il Passo del Limbara svoltiamo a destra e proseguiamo verso il sito Balascia. La strada che percorriamo è stretta ma asfaltata, ci porta ad un agglomerato di case e alla Chiesa di San Giovanni, piccola ma molto carina. Tra le case troviamo una fontana che prende il nome dall’omonima località. La fontana che non da acqua è molto vecchia, sicuramente caratteristica come tutto il piccolo borgo. Dall'altopiano si ammira un panorama mozzafiato, a 360 gradi: il Limbara, le Bocche, le vette della Corsica, il golfo dell'Asinara, il
lago Coghinas, le piane di Ozieri e Oschiri. Tra boschi, elicriso, eriche, corbezzoli e sorgenti. Da millenni abitano da queste parti le rarissime lucertole del Bedriaga, martore, sparvieri, aquile reali.

N.B. I testi sono tratti da Ente Foreste della Sardegna. Itinerari. Le foreste demaniali del Monte Limbar;, Ignazio Camarda (a cura di), Montagne di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1993; Ignazio Camarda; Sabina Falchi; Graziano Nudda (a cura di), L'ambiente naturale in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1998; Mirta Morandini; Salvatore Cuccuru, Cascate e gole in Sardegna (PDF), Cagliari, GEOS, 1999. Salvatore Dedola, Sentiero Sardegna, sentiero Italia, sentiero Europa (PDF), Sassari, Carlo Delfino Editore, 2001.


Demanio Su Filigosu


Inquadramento geografico e amministrativo
Provincia: Olbia-Tempio
Comuni: Oschiri, Berchidda
Superficie: 3907 ha
Tel 079 733307


Descrizione generale
Il complesso forestale di Filigosu si estende nella zona centro settentrionale della Sardegna ed è contiguo alla foresta demaniale del monte Lerno, situata più a sud. L’acquisizione al demanio, in seguito a compravendite dal Comune di Oschiri e da vari privati, risale al 1965.
Da segnalare, in località Su Romasinu, un sito archeologico caratterizzato dalla presenza di numerose Domus de Janas, testimonianza di antichi insediamenti di epoca pre-nuragica.

Aspetti climatici
Il clima è di tipo semi continentale, con inverni umidi con una piovoistà molto elevata e spesso di forte intensità. Il periodo freddo dura mediamente 4 mesi con una media minima del mese più freddo inferiore a 3° circa, e una media dei minimi annui intorno a 4°-5°C; l'estate ha una durata media di 3 mesi e si presenta con una media del mese più caldo inferiore a 24°C; secondo la classificazione fitoclimatica del Pavari nel Lauretum, la foresta rientra nella sottozona fredda. Le precipitazioni nevose, poco frequenti, ricoprono con abbondanza soprattutto nelle quote più alte, ma permangono nel terreno pochi giorni.

Aspetti geopedologici
L'area della foresta presenta varie caratteristiche morfologiche: alle deboli incisioni che interrompono la sinuosità delle aree pianeggianti, si contrappongono aree fortemente accidentate. All’interno dell’area, le quote variano tra i 200 e gli 812 m del rilievo più importante, il monte Giuanne Osile, mostrando una diminuzione graduale procedendo verso la parte settentrionale. La litologia, prevalentemente granitica, ha originato suoli più o meno evoluti, in relazione alla stabilità dei versanti ed alla consistenza della copertura vegetale. Litosuoli con rocce affioranti, caratterizzano le aree dove l'azione combinata degli incendi e degli agenti erosivi ha determinato l'affioramento del substrato pedogenetico. Nelle aree dalla morfologia meno accidentata si riscontrano i suoli più evoluti, provvisti di una copertura vegetale, grazie anche all'assenza di incendi recenti. Tutto il territorio ricade nel bacino imbrifero del Coghinas e risulta attraversato da diversi corsi d'acqua, tutti a regime torrentizio, in parte affluenti del rio Mannu. Quest'ultimo, per un brevissimo tratto, segna il confine con il complesso di monte Lerno.


Aspetti vegetazionali
La foresta di Filgosu presenta una prevalenza di sughera e boschi misti di sughera e leccio. La sughera è presente in tutta l’area anche se solo nelle parti più basse tende a costituire boschi quasi puri. I boschi di sughera sono caratterizzati da un sottobosco con numerose specie di arbusti eliofili come la lavanda, il corbezzolo, le filliree e cisti e di popolamenti erbacei. In tali formazioni è quasi sempre presente anche il leccio. Questa specie risulta maggiormente diffusa nelle aree dove morfologia ed esposizione determinano una minore insolazione. A causa dei tagli e degli incendi subiti in passato le formazioni di leccio sono attualmente molto ridotte come estensione e sono presenti nelle aree e a quota più elevata. Sono sporadicamente rappresentate da cedui mentre più frequentemente si osservano situazioni di macchia evoluta a leccio, sughera, corbezzolo ed erica arborea che presentano un notevole dinamismo verso la ricostituzione della lecceta. La vegetazione più rappresentativa di tutta l'area è costituita da formazioni a sclerofille sempreverdi, arborescenti ed arbustive. Si presentano con una struttura complessa ed una composizione floristica variabile in relazione ai fattori ambientali ed evolutivi.
I principali aspetti strutturali sono:

- macchia alta, costituita da formazioni in cui gli elementi principali sono il leccio, la sughera, la fillirea, il corbezzolo, il lentisco, il ginepri
- macchia bassa, costituita da forme prettamente arbustive quali il mirto, le ginestre, il rosmarino, i cisti, le eriche, il lentisco in forma poco sviluppata
- macchia bassa a cisti ed erica costituita da cespugliati ed arbusti di altezza limitata ricopre vaste estensioni in territori interessati da incendi (1987)

Da segnalare l’intensa attività di forestazione che è stata avviata dall'A.F.D.R.S. intorno al 1965. Gli interventi di nuovo impianto sono proseguiti regolarmente. Negli ultimi anni sono stati avviate le cure colturali e di ricostituzione boschiva sui rimboschimenti già affermati .
Il principale scopo di tali operazioni è stato la protezione del suolo, la salvaguardia dal dissesto idrogeologico e la progressiva ricostituzione del patrimonio boschivo anche attraverso l'impiego iniziale di specie non originariamente presenti nell’area quali le conifere.
Gli interventi attuati sono:
- Impianto di conifere: in particolare iniziali interventi con pino domestico (Pinus pinea) e pino delle Canarie (Pinus canariensis)
- Impianto di conifere: in particolare interventi con pino marittimo (Pinus pynaster)
- Impianto di conifere e latifoglie finalizzato alla ricostituzione della copertura a bosco di leccio e sughera
- Impianto di conifere e latifoglie finalizzato alla ricostituzione della copertura a bosco di sughera
Come si raggiunge
La foresta si raggiunge seguendo la Strada Statale n.597 (Sassari-Olbia); vicino all’abitato di Oschiri, presso un bivio, un cartello indirizza verso una strada secondaria che porta l'ingresso della foresta.


N.B. Testi tratti da http://www.sardegnaambiente.it.

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